Destra e Sinistra (3)

Left-Right.jpgIl commento di Cippa alla questione destra/sinistra, mi fa ritenere, che, nell’interpretazione di Bobbio, Cippa sia una persona di sinistra.

La frase di intestazione del blog “dove vive?” è una frase di sinistra.

Lasciando perdere le questioni puramente contingenti o quelle vecchie, e in fin dei conti inapplicabili alla mia generazione, ci siamo interrogati ancora una volta, con Edo, nei giorni scorsi, sulla questione. Giungendo stavolta al risultato, col contributo dello zio Yurix, di una distinzione in senso classico: progressisti e conservatori. Non perché solo la sinistra possa arrogarsi il diritto di propugnare il progresso (poi bisogna vedere in che senso: economico, sociale, culturale, etico?), ma perché, ci siamo detti, la destra tende a voler “conservare” certi rapporti, certe consuetudini, certe leggi, in nome di un richiamo a determinati principi etici fondamentali indiscutibili. È vero?

Con ogni probabilità questo può essere considerato solo un possibile aspetto della questione destra/sinistra. Una risposta chiara e concisa come quella di Bobbio non ce la possiamo reinventare.

Per non parlare poi della questione: “diventare di destra o di sinistra per contrasto”. Ma questa è un’altra storia.

6 Commenti a “Destra e Sinistra (3)”

  1. Cippa afferma:

    Caro Manetti, effettivamente sì è giunti qua alla distinzione classica di progressisti e conservatori, tanto amata da Indro.

    Tanto per confondere le cose - ché tanto la faccenda sta comunque spostandosi sul piano filosofico, riporto qui sotto una delle definizioni di una parola - a me tanto cara - data dall’Oxford English Dictionary:

    ——
    liberal, a. and n.
    […]
    4. a. Free from narrow prejudice; open-minded, candid.
    […]
    4. b. esp. Free from bigotry or unreasonable prejudice in favour of traditional opinions or established institutions; open to the reception of new ideas or proposals of reform.
    […]
    5. Of political opinions: Favourable to constitutional changes and legal or administrative reforms tending in the direction of freedom or democracy. Hence used as the designation of the party holding such opinions, in England or other states; opposed to Conservative.
    […]
    In Liberal Conservative, the adj. has rather sense 4 than this sense; the combination, however, is often hyphened, which perhaps indicates that it is interpreted as = ‘partly Liberal, partly Conservative.’
    […]
    ——-

    Mi preme sottolineare come Montanelli abbia dichiarato nella prefazione di alcune sue Storie d’Italia di essere un “liberaldemocratico conservatore”.

    Del resto, la parola progressista di per sé non è molto usata nel mondo anglosassone. Lo stesso Oxford (che da “progressist” ci manda a “progressive”), dà la seguente definizione:

    ——-
    progressive, a. (n.)
    […]
    4. a. Favouring, advocating, or directing one’s efforts towards progress or reform, esp. in political, municipal, or social matters.
    Used from c1889 as a party term in municipal politics, esp. in London, to include those who were liberal or reforming in municipal and social questions, though they might not support the Liberal party in national or imperial questions. In South Africa the self-adopted appellation of those who opposed the Bond or Africander party, corresponding orig. to the British party as opposed to the Dutch.
    More recently in South Africa, designating several political parties committed to a policy of multi-racialism; also, freq. a name or term adopted by radical, left-wing, or communist parties.
    b. Characterized by (the desire to promote) change, innovation, or experiment; avant-garde, advanced, ‘liberal’.
    ——-

  2. pilu afferma:

    da un punto di vista di filosofia politica le cose in italia si stanno complicando. sia la destra che la sinistra si stanno involvendo verso forme di conservatorismo (non all’anglosassone) e tendono a conservare quel po’ di potere acquisito nella seconda repubblica. il vecchio che persiste si arrocca nella nostalgia (nuova categoria del pensiero trasversale) della prima repubblica e qualcuno che voglia davvero completare questa maledetta transizione e portarci verso un compiuto sistema di democrazia liberale non si trova più manco a pagarlo. non è una bella prospettiva. berlusconi e prodi sono due vecchie facce della vecchia stessa medaglia. in questo paese il ricambio generazionale tarda ad arrivare. fallisce uno e torna l’altro. un paese senile. e forse è anche colpa dei giovani non proprio all’altezza.

  3. Maurizio afferma:

    Forse invece il problema è proprio che l’Italia è un paese di vecchi.

  4. nedo afferma:

    Non sono daccordo sul fatto che Berlusconi e Prodi siano la faccia della stessa medaglia.

    Il berlusca e’ stato una novita’ nella politica italiana (anche se in qualche modo e’ stato sempre li’) che ha fatto un sacco di zozzerie per il suo comodo (ma alla luce del sole), e che ora e’ stato fagocitato dal sistema politico italiano.
    Non siamo mai usciti dalla prima repubblica e mai ne usciremo.

    Ne parlavo giustappunto ieri sera con la mia ex prof di inglese, secondo me riusciremo a uscire da questa impasse (pantano) solo con una rivoluzione. Non nel senso di rivoluzione proletaria, ma qualcosa di piu’ profondo, una rivoluzione a livello globale… poi faro’ un post.

  5. nedo afferma:

    ah, grazie Cippa per la riflessione: mi ha aiutato molto…

  6. Cippa afferma:

    Portandosi la discussione su un piano pratico (perché le cose non funzionano, come si fa ad uscirne…) me ne chiamo fuori. Per mia colpa, sia ben inteso. È che, tanto per continuare nelle citazioni di Montanelli, mi sento ben descritto in una sua postilla pubblicata sul Giornale il 31 ottobre 1974. Si vede che ai miei occhi le cose non son cambiate (e nel ‘74 manco ero in questo mondo).


    In una conferenza stampa a Nuova Delhi, Henry Kissinger ha dichiarato che verrà a Roma e andrà a pranzo dal presidente Leone, ma non parlerà di politica perché quella italiana è, per lui, troppo difficile da capire. È la prima volta che Kissinger riconosce i limiti della propria intelligenza. Ma vogliamo rassicurarlo. A non capire la politica italiana ci sono anche cinquantacinque milioni di italiani, compresi coloro che la fanno.

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