La Storia di @

at.gifQuando si va ad approfondire una cosa, anche apparentemente molto piccola e banale, spesso capita di scoprire un mondo inesplorato.
È successo così anche questa volta, e ho raccolto talmente tante informazioni e curiosità , semplicemente “googlando”, che ho pensato valesse la pena scrivere un piccolo articolo.

Tutto è cominciato qualche sera fa, a casa di Edo, quando, non so perché, il cazzeggio si è spostato sull’origine della “@”, della chiocciolina.
Alessio sosteneva che si trattasse in origine di un carattere mercantile usato in passato per indicare una particolare unità di misura, l’anfora. Io dicevo che era stato inventato dai monaci copisti che lo usavano come abbreviazione di “ad”. Entrambi avevamo ricavato queste informazioni da riviste poco autorevoli, o da vecchie letture avvenute per caso in rete…

Naturalmente Ale aveva ragione e io torto. Ma per giungere a questa conclusione ho fatto qualche ricerca e ho scoperto un bel po’ di cose.

Parolacce nei fumettiPersonalmente credo di aver visto la chiocciolina la prima volta quando, da bambino, leggevo i fumetti (ma non ho certo smesso). Usata in congiunzione con altri simboli tipografici e seguita da qualche punto esclamativo, la @ era un buon sostituto di cose impronunciabili, come ad esempio #%@#!!

Nel 1932, un eminente paleografo americano, Berhold Louis Ullman, nel proprio saggio “Ancient Writing and its Influence” (New York 1932, Cambridge 1969, Toronto 1980) sosteneva che il simbolo @ esisteva tra le legature o abbreviazioni monastiche per la scrittura amanuense in lingua latina. I monaci e gli scrittori del medioevo lo avrebbero usato per abbreviare la parola latina “ad”. Dello stesso avviso, il giornalista svedese Karl-Erik Tallmo, nel 1994, in accordo con la teoria di Ullman, sosteneva che la nascita della chiocciolina era da datare tra il sesto e il settimo secolo dopo Cristo, ad opera dei monaci: la “a” e la “d” della parola “ad” si sarebbero fuse l’una nell’altra dando origine all”at” della posta elettronica.
Né Ullman, né altri paleografi danno però alcuna prova evidente dell’utilizzo del carattere @ in documenti medievali.
Hanno Kühnert, un signore tedesco che ha scritto un bell’articolo sull’argomento, sostiene di aver cercato invano il simbolo fra i testi latini medievali della propria modesta bibilioteca. La parola “ad” viene riportata sempre scritta per intero.

A trovare le prime testimanianze documentate e a gettar luce sulla faccenda è il professor Giorgio Stabile, docente di Storia della Scienza all’Università  “La Sapienza” di Roma.  Incaricato di curare una raccolta fotografica per l’istituto Treccani che avrebbe contenuto tutti i fatti salienti del secolo scorso, ha approfondito le origini di molti degli aspetti delle nuove tecnologie.La @ di Filippo Strozzi
Nella sua ricerca dell’origine di @, Stabile ha subito escluso i numerosissimi nomi attribuiti nelle varie lingue al grafema in analogia alla sua forma (”chiocciola”, “chiocciolina”, “coda di scimmia”, “bacchetta di cannella”, etc.) per concentrarsi sulle denominazioni che indicavano un significato diverso dalla forma grafica. Si tratta del nome inglese, “commercial at” e dell’espressione “arroba” usata nei paesi di lingua spagnola. Il “commercial at” inglese, fin dal 1700, sta per “at a price of”, al prezzo di. Il termine “arroba” deriva dalla denominazione araba di una unità  di misura, rub’a, che significa “un quarto”, presente in Iraq, Egitto, Arabia, e zone spagnole di diretta influenza araba (Andalusia, Aragona e Castiglia). L’uso di questa parola, testimoniato anche nel latino medievale, indicava sia unità  di peso (25 libbre) che una misura di vino.
Stabile ha trovato insostenibile la tesi di Ullman, e ha intrapreso una ricerca mirata alle origini commerciali e mercantili del simbolo. Nella “nota di Paleografia Commerciale” (per i secoli XIII-XIV) di Elena Cecchi posta in appendice alla raccolta di Federigo Melis, “Documenti per la storia economica dei secoli XIII-XIV” Firenze Olschki 1972 (Istituto Internazionale di Storia economica “F.Datini” Prato, Pubblicazioni - Serie I.Documenti, 1) ha trovato fra le maggiori abbreviazioni commerciali in uso in quel periodo la seguente indicazione: “a (con svolazzo in senso antiorario)=anfora”. Nella lettera da Siviglia del 24 maggio 1536 del mercante toscano Francesco Lapi a Filippo di Filippo Strozzi in Roma, nella quale si parla di alcune navi da cui ci si attendono buoni profitti si trova scritto: “perché là  un’anfora di vino, che è 1/30 di botte, vale 70 o 80 ducati”. La “anfora” è indicata con il simbolo @, tale e quale a quello attualmente in uso.
La conferma poi è avvenuta quando Stabile ha trovato che nel vocabolario spagnolo-latino di Antonio de Nebrjia edito a Salamanca nel 1492 la parola spagnola arroba viene tradotta con amphora. Si tratta quindi dello stesso simbolo e della stessa unità  di misura.
Altre testimonianze indicano che il glifo @ fosse usato, sempre in epoca rinascimentale in Italia, in sostituzione della “A” maiuscola in alcune locuzioni, come ad esempio Addì. Altri la riportano come forma artistica della “a” minuscola. Nei registri del XVIII secolo della Corte della Camera Imperiale del Sacro Romano Impero viene usata con il significato di “contra” (versus): in realtà il simbolo designato per “contra” aveva origini più antiche e appariva come una sigma minuscola dell’alfabeto greco, modificata in maniera tale da assomigliare piuttosto ad una “@” specchiata. L’uso di @ come  “contra” viene introdotto dopo la Guerra dei Trent’anni.Uso di at commerciale nel 1820
Nei manoscritti e nei caratteri tipografici anglosassoni del ‘700 e dell’800, @ assume appunto il significato di “at a price of”, al prezzo di. Sembra se ne trovi traccia presso la Biblioteca del Congresso, in alcune carte di George Washington. In una fattura del 20 settembre 1779, per l’acquisto di materiale da ufficio, sono elencati inchiostri, carte, registri e penne, tutti “@” questo o quel prezzo.

La Blickensderfer Electric del 1902Nell’ottobre 1867 un certo signor C. Latham Sholes brevettò a Milwaukee, nel Wisconsin, una macchina per scrivere. La macchina presentava diversi problemi tanto da non poter essere messa in commercio. Dopo ben sette anni di perfezionamenti, Sholes riuscì a piazzare il brevetto a dei fabbricanti d’armi, la società  E. Remington & sons. È a questo punto che comincia la storia del QWERTY, ma questa è un’altra storia. La prima tastiera QWERTY di Sholes non aveva il simbolo @.
Bisogna aspettare la macchina da scrivere Caligraph No. 3 Commercial model del 1884.
Negli anni successivi @ sarà  presente anche sulla Blickensderfer Electric del 1902, a condividere lo stesso tasto della “V”. Nella Hammond N.12 del 1905 salta al tasto della “Z”. Condivide il tasto del simbolo del centesimo di dollaro nei modelli Underwood dei primi anni 20.

La tavola dell'ASCII-63La prima testimonianza di @ in un sistema di comunicazione tra macchine, l’ho trovato nel codice di caratteri FIELDATA, nella sua misteriosa variante “COMLOGNET Common language code”. Il FIELDATA fu un antesignano dell’ASCII-1963, e parte di un sistema di comunicazione militare statunitense fin dal 1957. Il FIELDATA non era solo un codice: introduceva anche una serie di specifiche elettriche e adattatori per un sistema di scambio di informazioni tra periferiche, come ad esempio le telescriventi. La variante “COMLOGNET Common language code” è la prima tabella a includere @, codificato allora con la sequenza di 7 bit 0100101. COMLOGNET sta per “Combat Logistics Network”, in seguito “Communications Logistics Network” ed era una rete di comunicazione dell’areonautica militare statunitense, diventata poi AUTODIN.
Nel 1963 finalmente ASCII-1963 vede la luce e assegna a @ il codice 1000000 che conserva ancora oggi (in una rappresentazione a 7bit): un bel 40 esadecimale. ASCII-1967 introduce finalmente le lettere minuscole, ma non cambia la posizione della chiocciolina.

Il primo utilizzo di @ in un sistema informatico per indicare la “posizione” di qualcosa sembra sia stato in UNIX.
A segnalarlo è Elwood.admin, un blogger sistemista. Nel suo post sulla storia della chiocciolina, scrive:

Bisognava usare una convenzione per identificare in modo univoco la locazione fisica del device in questione (e le sue informazioni hardware) si utilizzò tale convenzione:

name@address:arguments

where

name is a text string that usually has a mnemonic value, e.g. sbus, esp, sd

@ precedes the address parameter

address text string, usually in the form hex_number, hex_number

: precedes the arguments parameter

arguments text string intended to pass additional information to the device driver

Tutto corretto, ma Elwood sostiene anche che la chiocciolina @, siccome era proprio un parametro che precede l’indirizzo, per l’appunto si mantenne tale simbolo per precedere un indirizzo di un dominio di posta. In realtà ho trovato molti articoli sull’invenzione della posta elettronica, ma nessuno fa riferimenti a questa convenzione UNIX, anche se in effetti potrebbe essere.

Alessio Balbi in particolare ha scritto un articolo molto approfondito su Webnews, di cui cercherò di fare una rapida sintesi.Ray Tomlinson
Nel 1971, solo 15 computer nel mondo erano collegati ad ARPANET, la rete universitaria di origine militare da cui nascerà Internet. Il trasferimento dei file avveniva tramite un protocollo chiamato CYPNET, al quale lavorava l’ingegnere Ray Tomlinson. La sede di Tomlinson era a Cambridge, nel Massachusetts, alla  Bolt Beranek and Newman (BBN), che aveva in appalto dal DoD (Department of Defense) la costruzione del nuovo network. Qui Tomlinson aveva ideato anche il programma SNDMSG, tramite il quale i gli utenti di una stessa macchina condivisa potevano scambiarsi messaggi. Unendo CYPNET e SNDMSG, realizzò il primo programma per inviare messaggi da un computer all’altro della Rete. In tutto, si trattò di duecento righe di codice. Duecento righe che costituiranno la prima killer-application di Internet: la posta elettronica.
All’applicazione mancava però qualcosa di fondamentale: per inviare una lettera elettronica, (una e-mail, come si chiamerà  da allora) l’utente doveva indicare univocamente una casella postale e la macchina remota nella quale la casella in questione risiedeva. Tomlinson, dovendo trovare un simbolo che separava il nome dell’utente dal nome dell’host, sulla sua tastiera “Model 33 Teletype” trovò il simbolo @, e gli sembrò sensato usarlo per indicare che l’utente si trovava “presso” qualche altro host. La modifica al programma avvenne nel marzo del 1972.
Il PDP-10Se poi si sia ispirato alla convenzione UNIX sulla locazione fisica dei device, questo non si sa, ma mi sembra improbabile. UNIX nasceva negli stessi anni ad opera di Thompson e Ritchie. Sui primi 4 host di Arpanet è accertato che non ci fosse UNIX. A Cambridge, alla BBN, c’erano due PDP-10 e un DOP 516: il primo UNIX fu sviluppato su un PDP-7. Può darsi che sul computer usato da Tomlinson ci fosse il sistema operativo TENEX, e può darsi che anche il TENEX usasse la stessa convenzione. Comunque, nelle interviste a Tomlinson non ce n’è traccia.

Altri utilizzi di @ nell’informatica sono venuti in seguito. La chiocciolina viene usata, ad esempio, in Perl, come lettera iniziale dei nomi delle variabili di tipo array, e nel T-SQL, nelle stored procedure, come carattere iniziale dei nomi delle variabili.

Webografia

Il carattere @
http://www.eki.ee/letter/chardata.cgi?ucode=0040
http://www.cs.tut.fi/~jkorpela/latin1/3.html#40
http://www.wps.com/projects/codes/index.html
http://www.wps.com/projects/codes/X3.4-1963/index.html
http://www.ecma-international.org/publications/standards/Ecma-006.htm

Origini e usi
http://www.italiamiga.com.br/noticias/artigos/la_origine_della_chiocciola.htm
http://www.giussani.com/storiadi@/storia_recensioni_cdt_22-4-03.html
http://www.treccani.it/iniziative/eventi_icona.htm
http://home.t-online.de/home/Hanno_Kuehnert/atengli.htm
http://www.repubblica.it/online/tecnologie_internet/chiocciola/chiocciola/chiocciola.htm
http://en.wikipedia.org/wiki/Commercial_at.html
http://www.usgennet.org/family/smoot/oldhand/at-ditto.html
http://home.att.net/~rmestel/articles/history_at_sign.txt
http://www.quinion.com/words/articles/whereat.htm
http://www.robertfulford.com/AtSymbol.html
http://claire.quartier-rural.org/uslangue.html

@ nelle varie lingue
http://www.herodios.com/herron_tc/atsign.html
http://listserv.linguistlist.org/cgi-bin/wa?A2=ind9607A&L=linguist&P=R1584
http://linguistlist.org/issues/7/7-1177.html#1

Combat Logistics Network/ComLogNet
http://research.microsoft.com/users/gbell/Computer_Structures__Readings_and_Examples/00000529.htm
http://autodin.net/alp/welcome_to_alp.htm

UNIX
http://sysadmin.splinder.it/1073417982#1173053
http://www.princeton.edu/~unix/Solaris/troubleshoot/promnav.html
http://www.levenez.com/unix/

L’invenzione della posta elettronica
http://webnews.html.it/storia/40.htm
http://www.bbn.com/@sign/index.html
http://www.darwinmag.com/read/010102/buzz_mover.html
http://www.rpi.edu/dept/NewsComm/Magazine/Sep00/Pioneers.html

Storie della Tastiera
http://www.expressindia.com/ie/daily/19991122/ige22062.html
http://xavier.xu.edu:8000/~polt/caligraph.html
http://www.xpertkeyboard.com/history.htm
http://home.earthlink.net/~dcrehr/whyqwert.html
http://www.enel.it/it/enel/magazine/golem/ArchivioGolem/Golem11/giannetti.htm

Arpanet
http://www.zakon.org/robert/internet/timeline/
http://cse.stanford.edu/class/cs201/handouts/h22.pdf

9 Commenti a “La Storia di @”

  1. Enzo afferma:

    Tratto da: Bravo Brontosauro (riflessioni di storia naturale)

    di Stephen Jay Gould

    […] Le vie complesse e curiose della storia assicurano che la maggior parte degli organismi e degli ecosistemi non possono essere il frutto di un disegno ottimale. In effetti, per fare un affermazione ancora più forte, le imperfezioni sono la prova primaria dell’ evoluzione, in quanto disegni ottimali cancellano tutti i cartelli indicatori della storia. Questo principio dell’imperfezione è stato uno dei temi principali dei miei saggi per vari anni. Lo chiamo il principio del panda per onorare il mio esempio preferito, il falso pollice del panda. I panda sono discendenti erbivori di orsi carnivori. I loro veri pollici anatomici furono impegnati irrevocabilmente, molto tempo fa, a svolgere i movimenti limitati appropriati a questo modo di vita ed universalmente sviluppati dai mammiferi carnivori. Quando l’adattamento ad una dieta di bambù richiese una maggiore flessibilità di manipolazione, i panda non poterono riprogettare il loro pollice, ma dovettero aggiustarsi con un surrogato rimediato alla bell’e meglio: un’osso sesamoide radiale ingrandito dal carpo (polso), il “falso pollice del panda”. Il pollice sesamoide è una struttura approssimativa, tutt’altro che ottimale, ma funziona. Le vie della storia (l’impegno del vero polso in altri ruoli durante un passato irreversibile) impongono soluzioni di fortuna paragonabili a queste, a tutti gli organismi. La storia fa sentire la sua presenza nelle imperfezioni degli organismi viventi: in questo modo noi sappiamo che le creature moderne avevano un passato diverso, che è stato convertito dall’evoluzione nel loro stato attuale. Possiamo accettare questo argomento per gli organismi (dopotutto conosciamo bene i problemi che ci provoca la nostra appendice, e il mal di schiena che spesso ci colpisce). Ma il principio del panda ha una portata più universale? E’ una affermazione generale su tutti i sistemi storici? Si applicherà, per esempio, ai prodotti della tecnologia? Noi potremmo ritenere questo principio non pertinente per gli oggetti prodotti dall’ingegno dell’uomo, e per buone ragioni. Dopo tutto le costrizioni e la genealogia non si applicano all’acciaio, al vetro ed alla plastica. Il panda non può rinunciare alle sue dita e può costruire il suo futuro solo fondandosi sulla struttura corporea che ha ereditato, mentre noi possiamo abbandonare le lampade a gas per l’elettricità e le carrozze a cavalli per le automobili a motore. Consideriamo, per esempio, la differenza esistente fra architettura organica ed edifici umani. Strutture organiche complesse non possono risvilupparsi per l’evoluzione dopo essere state perdute; nessun serpente risvilupperà le zampe anteriori. Gli apostoli della architettura postmoderna, invece, in reazione alla asetticità di un così gran numero di edifici dello stile internazionale che sembrano grandi scatole di vetro, hanno fatto ricorso a tutte le forme classiche della storia in uno sforzo per riscoprire le virtù dell’ornamentazione. Così Philip Johnson ha potuto mettere un timpano spezzato sulla cima di un grattacielo a New York e costruire un castello medievale di lastre di vetro in centro a Pittsburgh. Io, però, non sono così sicuro che la tecnologia sia del tutto esente dal pricipio storico del panda; proprio in questo momento, infatti, sono seduto davanti all’esempio migliore della sua applicazione. Sono in effetti nel contatto più intimo (e sorprendente) con questo oggetto: la tastiera della macchina da scrivere. Io imparai a battere a macchina ancor prima che a scrivere. Mio padre era stenografo in tribunale, e mia madre dattilografa. Io imparai a battere a macchina correttamente con otto dita all’età di circa 9 anni, quando avevo ancora mani piccole e il dito mignolo minuscolo e debole. Fui così, fin dal principio, in grado di rendermi conto dell’irrazionalità della collocazione delle lettera sulla tastiera tipo, chiamata qwerty da tutti gli aficionados, dall’ordine delle prime sei lettere sulla fila superiore di tasti. Più del 70% delle parole inglesi possono essere scritte colle lettere diathensor, le quali dovrebbero trovarsi sulla riga più accessibile, la seconda, come fu effettivamente in una concorrente della qwerty che non ebbe successo, introdotta già nel 1893. Ma nella tastiera qwerty la lettera inglese più comune, la E, si trova sulla riga superiore come anche le vocali U, I, O (la O viene battuta addirittura con l’anulare, che è un dito piuttosto debole), mentre la A rimane nella seconda riga ma deve essere battuta col dito più debole di tutti ossia il mignolo della mano sinistra. Ricordo quanto mi dava fastidio quel fatto quando ero ragazzo: non riuscivo proprio ad abbassare quel tasto.[…] Coloro che ricordano gli inconvenienti delle macchine per scrivere meccaniche, sanno che una eccessiva velocità o un ritmo diseguale di battitura possono far incastrare i martelletti di due o più caratteri nella piastrina guidacaratteri, con il rischio di perdere ogni vantaggio della velocità; il sistema qwerty ebbe origine per rallentare la velocità massima della battitura e per prevenire l’incastro delle asticelle. […] Tale tastiera ebbe una giustificazione molto ragionevole nella tecnologia degli inizi della dattilografia, ma ben presto divenne un intralcio per la dattilografia più veloce quando i progressi tecnologici eliminarono la ragione dell’origine della tastiera qwerty. […] Nonostante già alla fine del 1800 i costruttori fossero in grado di eliminare l’impostazione qwerty, la maggioranza continuò ad utilizzarla fino a quando divenne norma industriale agli inizi del 1900, giungendo fino ai nostri giorni.

  2. silvina afferma:

    come hai potuto constatare enzino non ha il dono della sintesi.

  3. Enzo afferma:

    Era Gould che scriveva, io ho solo fatto cut’n'paste…

    E’ aperta la gara a chi riesce a leggerlo tutto (e del resto io ho già letto tutto l’articolo di mau…!)

    Ciao!

  4. Mau afferma:

    Be’, non per vantarmi, ma dato che i commenti mi arrivano in casella di posta elettronica, avevo già vinto alle 11. :)

  5. edo afferma:

    potreste scrivere una tesi di laurea a 4 mani!

  6. Enzo afferma:

    Mau e Gould?
    Ma Gould è morto…

  7. silvina afferma:

    enzo, ma il 2 febbraio sei stato in dip fino alle 22.30 ?

  8. Enzo afferma:

    Perchè, cosa c’era il 2 febbraio?!?!

  9. LidiaLAB | “Chiocciolina”, chi è costei? I perchè della “@” afferma:

    […] http://vecchiomau.imanetti.net/wordpress/la-storia-di/ […]

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