Ovvero, ho sfasciato prima una macchina, poi un’altra (entrambe vecchie di oltre 10 anni), e il risultato è che adesso abbiamo una nuova macchina, in due.
La Polo di Julia è stata distrutta in Germania. La mia 106 ha salutato oggi il magico mondo delle vetture circolanti per passare a miglior vita.
La nuova Polo di Julia la trattiamo ancora con molta deferenza, non ci siamo abituati.
Da quelle di Seoul 1988, di cui mi saltano subito alla mente le imprese dei fratelli Abbagnale e di Gelindo Bordin, seguo con passione i giochi olimpici. Di tutto il resto degli eventi sportivi non mi interessa gran che, eccezion fatta forse per i mondiali di calcio. Ma, ogni quattro anni, eccoti le Olimpiadi. E le Olimpiadi sono le Olimpiadi, c’è poco da fare. Sì, ok, ci sono anche quelle invernali. Ma quelle estive sono un’altra cosa. In questi giorni ogni tanto mi alzo alle 4 per seguire le gare, e riesco a esaltarmi per le uniche cose di cui posso essere orgoglioso del mio paese. E non ce la faccio a boicottarle, anche se i cinesi, o meglio, il governo cinese, se lo meriterebbe… mi domando poi che senso avrebbe una protesta di questo genere. A tal proposito, segnalo un po’ di link che hanno suscitato il mio interesse:
Il sesto cerchio: il sito a cura di Federica Bianchi, inviata dell’Espresso, in cui si parla molto dell’altra faccia della medaglia di queste olimpiadi.
Olympic BSOD: la schermata blu di Windows ha fatto la sua apparizione durante la cerimonia di apertura.
Per tornare in tema prettamente sportivo, interessante la pagina del New York Times (in Flash) che dà una visione rapida e completa di tutte le medaglie vinte alle Olimpiadi dal 1896 a oggi (il medagliere attuale, Pechino 2008, non è aggiornato in tempo reale).
Non è un mistero che abbia sempre avuto una vena malinconica & ironica e a tratti depressiva alla Marvin, l’androide depresso della guida galattica per l’autostoppista. I segni del tempo che passa mi graffiano sempre l’anima, e ultimamente anche di più. Nonostante tutto, ce l’ho fatta ad affrontare un incontro con i compagni delle scuole elementari senza troppi patemi. Nessuno ancora morto, nessuno in carcere, nessuno che si droga, nessuno in politica. Eravamo una bella classe dunque, non c’è che dire. Fortunata, se non altro. Se l’altra sera ho contribuito a stemperare con l’alcool la malinconia, la mattina dopo a vedere le foto mi è preso un po’ male. I miei compagni di allora, ancora ben conservati nell’essenza del loro spirito, invecchiano nelle membra, come tutti quanti, e sono lo specchio del mio stesso invecchiamento.
Questa volta il grosso delle visite si è concentrato in Vaticano. Il cui capo era assente per motivi di lavoro, era in trasferta in Australia. La maestosità di San Pietro mi/ci ha impressionato.
Dentro, fuori, in cima alla basilica, nei musei vaticani, nelle grotte, nel sagrato immenso del Bernini, nella scompostezza dei turisti americani, nella devozione delle piccole suore inginocchiate di fronte alla tomba di GP2… tutto racconta infinite volte la storia ecumenica di questa istituzione millenaria e dei suoi ispiratori. Da Gesù Cristo a San Pietro, da San Pietro a San Paolo, e così via, è un susseguirsi instancabile dello stesso racconto, in ogni opera d’arte, in ogni dipinto, scultura, edificio, pietra. Non è una dichiarazione di apo-apostasia questa… ci mancherebbe… è solo che mi fa impressione. Mi fa impressione la forza devastante di questa idea, il peso che ha avuto nella nostra cultura, le orribili tragedie che si è portata dietro, le meravigliose opere d’arte che ha ispirato, l’immenso tesoro custodito in Vaticano, un tesoro che fa apparire ben poca cosa il deficit di 9 milioni di euro del 2007 e mi fa venire in mente la disputa sulla ricchezza della Chiesa fra francescani e dignitari papali nel “Nome della Rosa”.
Ospiti della festa per i 15 anni de Il Triangolo (non amoroso), Julia e io ne abbiamo approfittato per una splendida gita a Roma. Replichiamo il prossimo fine settimana, perché abbiamo udienza dal Papa (no, non è vero, ma abbiamo un debole per Benedict, e andiamo comunque in CdV).
È partito ieri l’altra sera da Villa Solaria a Sesto Fiorentino il tour estivo Monetine di Daniele Silvestri.
Ed è stato davvero uno splendido concerto. Prezzo onesto (15 €uri) e ottima musica. Niente male come inizio di estate.
Era il mio regalo di Natale da parte di Julia. Ho dovuto aspettare 6 mesi perché si decidesse a venire in zona fiorentina, ma ne è valsa assolutamente la pena.
Aperto “ufficialmente” con “Il mio nemico” e chiuso con “Cohiba”, abbastanza prevedibilmente, ma nel mezzo almeno due ore di una valanga di pezzi, vecchi e nuovi, senza rispetto (anzi, proprio a puttane, per usare il francesismo di Daniele) per la scaletta, con poca gioia dei tecnici audio, ma grande entusiasmo del pubblico. La prima canzone suonata è stata “Marzo 3039″, prima che Daniele salutasse il pubblico.
Non so se ci sia un significato nascosto, ma è stato buffo notare il contrasto tra la lunga chioma di Silvestri e la totale assenza di capelli di tutti gli altri musicisti.
L’idea nacque durante questa puntata di Sumo, simpatico programma di Radio Due.
Odifreddi sta percorrendo il mistico cammino e da questo percorso nascerà un libro scritto insieme a Sergio Valzania.
Claudio Sabelli Fioretti lo ha intervistato per La Stampa e ne viene fuori un dialogo a tratti esilarante, a tratti preoccupante (mentre molte cose le condivido, sul sistema sovietico Piergiorgio dovrebbe stare un po’ più attento alle cose che dice).
Che ci sia da scandalizzarsi adesso, da fare pseudo secessioni aventinesi ora francamente, mi pare tardi. Il lupo perde il pelo… Berlusconi ne ha messo in testa di nuovo, e non ha mai dato alcun segnale, a mio parere, di essere cambiato in qualche modo. Dopo le numerose scandalose vicende di questi 14 anni dalla sua discesa in campo non mi sembra che potessimo aspettarci di meglio. Per di più in un momento di tanta popolarità e con una maggioranza così forte.
Demonizzarlo non è mai stata un’arma efficace. Neutralizzarlo non è mai stata un’idea concreta del centrosinistra. Nell’ultima campagna elettorale il Partito Democratico ha voluto puntare su un’altra strategia, quella di considerarlo un avversario politico normale. Un leader di coalizione avversaria come ce ne sono tanti in giro per l’Europa. A Veltroni sembrava che l’unico modo per riuscire in tale titanica impresa fosse quella di non nominarlo mai (invano). In fondo Berlusconi dalla politica e dalla sinistra aveva già avuto tutto quello che desiderava. O forse no…
Il gioco non funziona molto bene nemmeno così come è stato impostato, sull’opposizione morbida e dialogante. E allora?
Leggo dal blog dell’UAAR che Articolo 21 pubblica alcune interessanti tabelle sulla presenza mediatica degli esponenti di Chiesa Cattolica™ nei TG nazionali dall’ascesa al suolo pontificio di Bene detto XVI a qualche mese fa.
L’immagine che appare, che mi dà l’impressione di esser del tutto veritiera, è quella di un’informazione piuttosto asservita al Vatic’ano.
Tabella 1 - Classifica delle presenze nelle edizioni principali (pranzo e cena) dei TG Rai, nel periodo 19 aprile 2005 (elezione di Benedetto XVI) -14 gennaio 2008, di quattro soggetti: il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio, il Governo (Ministri e sottosegretari), il Vaticano (intendendo con esso il Papa e gli altri esponenti della Chiesa cattolica). Considerato 100 il tempo complessivamente dedicato dai telegiornali ai quattro soggetti indicati, la ripartizione percentuale si riferisce alla divisione in proporzione dei tempi tra questi quattro soggetti.
Tabella 2 - Classifica assoluta relativa ai tempi di intervento in voce nei telegiornali nell’anno 2007 da parte di Benedetto XVI
Tabella 3 - Presenze giorno per giorno di esponenti della Chiesa cattolica sul TG1 nell’anno 2007.
Tabella 4 - Dati sul pluralismo religioso all’interno dei TG RAI dal 2004 al 2007